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Cari amici,
lunedì scorso su La Repubblica ho scoperto che, per l’ennesima volta, alcune dichiarazioni rilasciate per un intervista dopo la gara di Gigante in Alta Badia, sono state fraintese e strumentalizzate ai fini di creare una inutile quanto sterile polemica.
Non solo, la stessa intervista è poi apparsa sul TGcom.it corredata di libere interpretazioni ed illazioni da cui mi dissocio completamente.
Sono proprio stufo, stufo di dedicare tempo a rilasciare interviste il cui senso viene poi distorto, in cui l’informazione esce deviata e dannosa.
Con le parole, lo sapete bene, ci ho sempre saputo fare meno che con gli sci, ma i concetti che ho sempre cercato di esprimere sono rivolti alla celebrazione dello sport, dello sci, dei suoi campioni e della montagna.
Ed è qui che dovrebbe scattare il supporto di chi invece con le parole ci sa fare, di chi, invece di puntare l’attenzione sulla battuta di spirito trasformandola in una seria dichiarazione, dovrebbe aiutare noi sportivi a comunicare, a trasmettere messaggi di sport, che inneggiano a valori fondamentali anche e soprattutto nella vita.
Purtroppo lo scorso lunedì è accaduto tutto il contrario e ne sono profondamente dispiaciuto. Per questa ragione vorrei chiarire di persona i toni ed il senso di quella intervista.
Con le mie parole volevo sottolineare le difficoltà che incontrano gli sciatori che approdano alle gare: i viaggi massacranti che li obbligano a percorrere migliaia di chilometri tra una gara e l’altra; le alzatacce alle cinque di mattina per essere in pista alle sette con gli sci, e a volte anche con qualche paletto, in spalla; la mancanza di un coordinamento che, come fanno alcuni club calcistici, faciliti gli spostamenti verso le piste di allenamento o di gara.
Un invito in generale a pensare un po’ più all’esigenze degli atleti, per ottimizzare al massimo la loro prestazione e consentirgli concentrarsi esclusivamente sulla gara ed ambire a grandi risultati.
Io sono stato fortunato: le prime importanti vittorie mi hanno permesso di creare uno staff che curava tutti gli aspetti burocratici ed organizzativi di una vita sospesa tra allenamenti, gare ed eventi promozionali. Ma non per tutti le vittorie arrivano subito e non credo che si debbano aspettare i risultati per favorire gli atleti, anzi, credo proprio il contrario, che si debbano favorire in tutti i modi gli atleti per ottenere i risultati.
Perché non dimenticate che chi si qualifica per la Coppa del Mondo, o ai Mondiali o addirittura ai Giochi Olimpici è già più di un promettente campione, è una risorsa importante per lo sport italiano.
Concludo dicendo che sono un uomo di sport prima di tutto. Lo sport che ho scelto mi ha portato ad apprezzare la montagna e la sua cultura, la sincerità di chi la abita, di chi la vive, non senza difficoltà, con grande generosità ed amore.
E sono diventato anch’io parte di questa comunità, di cui condivido la forza e la schiettezza.
E con questo ho detto tutto, il freddo è arrivato, la neve pure, buone sciate a tutti."
Auguro un sereno Natale 2007
Alberto Tomba
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Alberto Tomba
E' lui l'ultimo imperatore dello sci
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TGCOM
Tomba: "Sci, sport di ignoranti"
"Montanari, meglio calcio e tennis"
Intervistato da Repubblica, Alberto Tomba parla a ruota libera dello sci di oggi: "E' uno sport di ignoranti, montanari. Non come calcio, tennis, F1 o golf dove ci sono management che gestiscono i campioni". La critica si estende poi a tutto il sistema: "Per me e tanti atleti ex olimpici la vita in Italia non è facile, non siamo tutelati". Le disavventure fiscali di Valentino Rossi? "Non sa nemmeno quello che ho passato io".
"Chi mi conosce lo sa...". No, questo non l'ha detto. Alberto Tomba, intervistato da Repubblica, non si è esibito in contorsioni che avrebbero fatto la felicità della Gialappa's Band. Se l'è presa col suo mondo, almeno in parte. Lui, bolognese doc, ce l'ha con i montanari, che (ovviamente) popolano il mondo dello sci e che, come ogni buon 'cittadino' pensa di chi vive sui monti, proprio non vogliono sapere di evolversi: "Lo sci è uno sport di ignoranti, montanari. Non come il calcio, il tennis, la Formula Uno o il golf, dove c'è un management che gestisce i campioni". E tantissimi soldi che girano. Tuttavia Tomba ce l'ha con tutto il sistema Italia: "Per me e per altri ex olimpionici come Chechi o Rossi la vita non è facile in questo Paese, qui gli sportivi non sono tutelati. A Belgrado, in Corea o in Giappone, invece, mi spalancano le porte e in Mongolia mi hanno pure dedicato un francobollo". Qui invece pensano a lui solo per i reality show: "Se a Montano hanno offerto un milione di euro a me ne hanno proposti molti di più e sono otto anni che ci provano. Ma non se ne fa nulla, e al decimo tentativo magari reagisco".
Italia, Paese che mette i campioni su un piedistallo e poi li tira giù. Sembra proprio vero, anche se secondo Tomba i problemi fiscali di Valentino Rossi di quest'estate non sono stati ancora nulla: "Lui non sa niente di quello che ho passato io. Tomba in Ferrari, Tomba e Miss Italia, Tomba il carabiniere. Altro che gossip. Chi mi ha seghuito in quegli anni sa che io decidevo tutto sugli allenamenti e sono stato il primo a introdurre il casco in gigante, il bastoncino piegato e poi la mia sciata in slalom". E già Alberto, chi ti conosce lo sa.
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